Dalla burocrazia agli algoritmi: come l’Italia sta costruendo la nuova Pubblica Amministrazione digitale
La Pubblica Amministrazione italiana sta cambiando pelle. Non si tratta più soltanto di digitalizzare servizi esistenti, ma di ridefinire completamente il rapporto tra cittadini e Stato. Il centro di questa trasformazione è lo smartphone, che diventa il punto di accesso unico a documenti, certificati e servizi pubblici.
Due innovazioni recenti segnano questo passaggio: il wallet pubblico integrato nell’app IO e la possibilità di ottenere certificati di stato civile online tramite l’ANPR. Insieme, rappresentano molto più di un aggiornamento tecnologico: sono i pilastri di una nuova infrastruttura digitale dello Stato.
Il cosiddetto IT Wallet, sviluppato da PagoPA, è destinato a trasformare l’app IO in un vero portafoglio digitale pubblico. Non più solo notifiche o pagamenti, ma un ambiente in cui conservare documenti personali, accedere ai servizi della PA e gestire la propria identità digitale. Già oggi è possibile utilizzare versioni digitali di patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità. Ma la roadmap è molto più ambiziosa: entro il 2027 si punta a includere centinaia di documenti, dalle certificazioni anagrafiche fino alla tessera elettorale.
Parallelamente, l’evoluzione dell’ANPR rende finalmente accessibili online anche i certificati di stato civile. Nascita, matrimonio e unione civile possono essere scaricati in pochi minuti, con lo stesso valore legale dei documenti rilasciati allo sportello. L’accesso avviene tramite identità digitale — SPID, CIE o CNS — e il servizio è gratuito. Un cambiamento che elimina code, attese e passaggi burocratici, segnando il passaggio da una logica fisica a una completamente digitale.
I numeri confermano che la trasformazione è già in corso. Oltre il 95% dei Comuni italiani è integrato nell’ANPR e circa il 90% della popolazione è coperta dal sistema. Milioni di certificati sono già stati digitalizzati, mentre gli archivi continuano a essere migrati verso piattaforme centralizzate. Non è più una sperimentazione: è un’infrastruttura operativa su scala nazionale.
Ma il progetto italiano guarda oltre i confini nazionali. Il wallet pubblico sarà infatti integrato con l’EUDI Wallet, il sistema europeo di identità digitale previsto dal regolamento eIDAS 2.0. Questo permetterà ai cittadini di utilizzare i propri documenti anche all’estero, accedere ai servizi pubblici di altri Paesi e muoversi in un ecosistema digitale interoperabile a livello europeo.
I vantaggi sono evidenti: meno burocrazia, accesso immediato ai servizi, riduzione della carta e maggiore efficienza amministrativa. Tuttavia, non mancano le criticità. La sicurezza dei dati personali resta una sfida centrale, così come il digital divide che rischia di escludere una parte della popolazione. A questo si aggiunge la crescente dipendenza da infrastrutture tecnologiche e la necessità di bilanciare il ruolo tra pubblico e privato.
Il punto, però, è un altro. Non si tratta solo di strumenti, ma di un cambio di paradigma. La Pubblica Amministrazione sta diventando mobile-first, progettata per essere utilizzata prima di tutto da smartphone. Gli sportelli fisici non scompariranno del tutto, ma diventeranno progressivamente marginali.
In questo scenario emerge una domanda cruciale, soprattutto per chi si occupa di digitale, design e innovazione: cosa succede quando lo Stato diventa una piattaforma?
Per aziende e realtà come Pixmart, la risposta apre nuove opportunità. Progettare servizi, interfacce ed esperienze in un ecosistema in cui identità, documenti e interazioni con la PA sono completamente digitali significa ripensare tutto: dall’esperienza utente alla gestione dei dati, fino ai modelli di business.
Il futuro è già tracciato. Il portafoglio sarà digitale, i documenti vivranno nello smartphone e il rapporto con lo Stato passerà sempre più attraverso un’interfaccia. Non è solo innovazione: è una trasformazione strutturale del modo in cui cittadini e istituzioni si incontrano.
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