Monitor da Gioco: Quanto contano Risoluzione, Tempo di Risposta e Frequenza di Aggiornamento

Delle tre, possiamo dire a priori che il tempo di risposta è quello meno legato a risoluzione e frequenza di aggiornamento (o refresh); essendo infatti un parametro fisso del pannello, questo non può essere modificato e ci accompagnerà in qualsiasi combinazione di risoluzione-refresh che andremo ad utilizzare. L’unica accortezza se vogliamo un monitor sicuramente reattivo è di optare a priori per un pannello TN (con pro e contro) o, in alternativa, per un IPS o un VA di ultima generazione (stando sempre attenti a verificare il tempo di risposta indicato nelle specifiche).

Risoluzione e frequenza di aggiornamento sono invece due valori da valutare sempre insieme, soprattutto se siete giocatori esperti (ma già lo saprete) o comunque gamer assidui e appassionati con un occhio molto allenato che, per dirla in numeri, riesce a distinguere e apprezzare/sfruttare un gioco che gira a 100 FPS rispetto a un 60 FPS o, ancora meglio, un 144 FPS. Non bisogna inoltre dimenticare che, per ottenere un frame-rate così elevato nei giochi, avrete bisogno di una GPU che riesca a sostenerlo. Per fare un semplice esempio, un conto è giocare su un monitor 24″ in Full-HD con dettagli massimi a 60 FPS, un conto è voler ottenere 144 FPS stabili con dettagli al massimo nello stesso gioco con la medesima GPU; la domanda che dovete farvi è: riuscirà la mia GPU a gestire questa impostazione per sfruttare il mio nuovo monitor ad alto refresh-rate?

Lo stesso approccio vale quando cambiamo risoluzione, più si sale e maggiore sarà la potenza di calcolo richiesta alla GPU, esempio: giocare un titolo di ultima generazione in Full-HD a 60 FPS è una cosa, provare ad ottenere 60 FPS in 4K è invece una peculiarità da ricercare solo se avete una schede grafica di ultima generazione (a volte anche con compromessi riguardo la qualità).

Il tempo di risposta (o response-time) è un fattore abbastanza determinante per un monitor gaming e probabilmente anche quello più semplice da spiegare; rappresenta il tempo impiegato da un pixel per cambiare stato, ad esempio per passare dal bianco al nero. Negli ultimi tempi, nelle schede tecniche dei monitor si parla di tempo di risposta GtG (Grey-to-Grey) riferendosi al tempo impiegato dal pixel per passare da una scala di grigi all’altra. Generalmente i monitor gaming più prestanti hanno un tempo di risposta di 1 millisecondo (ms), esistono anche monitor pubblicizzati con response-time a 0,5 ms ma bisogna fare attenzione perchè in questi casi ci si riferisce quasi sempre al valore MPRT (Motion Picture Response Time). MPRT indica infatti il “tempo di risposta di un’immagine in movimento“, ossia per quanto tempo un pixel rimane visibile.

L’MPRT è un parametro comunque importante e che, tra le altre cose, non tutti i produttori indicano. Nasce soprattuto per enfatizzare le varie tecnologie di Motion Blur (Motion Blur Reduction) che vanno a migliorare quelli che sono i limiti del pannello in fatto di reattività. Quando il tempo di risposta del pannello è particolarmente elevato infatti, le immagini visualizzate a schermo soffriranno di effetti come il ghosting e Motion Blur (la sfocatura in movimento), quindi l’implementazione di tecnologie proprietarie per arginare il problema risultano piuttosto importanti.

Un buon monitor gaming deve avere un tempo di risposta (GtG) di 1-2 ms (massimo 4ms), anche se per un occhio allenato un monitor da 5 ms potrebbe andare più che bene; con pannelli da oltre 6 ms le prestazioni durante la fase di gioco potrebbero essere compromesse o comunque non soddisfacenti.

Come anticipato sopra, la risoluzione del pannello è una caratteristica che quando acquistiamo un monitor gaming va valutata insieme al refresh, ovviamente senza dimenticare le dimensioni. La risoluzione indica il massimo numero dei pixel che può essere rappresentato su un pannello, per conoscerlo basta moltiplicare il numero dei pixel verticali per quelli orizzontali ed il gioco è fatto: un display Full-HD da 1920×1080 pixel conterrà 2.073.600 pixel, più alto è questo numero maggiore sarà la potenza di elaborazione richiesta alla scheda grafica se abbiamo intenzione di salire di risoluzione nei giochi.

Come per le dimensioni, esistono diversi tipi di risoluzione – anche in base al formato – ma in questo caso cercheremo di concentrarci su quelle più diffuse sul mercato. Se lo standard attuale, almeno secondo le statistiche, vede i monitor da 24″ tra i più diffusi (soprattutto per il rapporto qualità/prezzo), la risoluzione più adotatta dai PC gamer è il Full-HD (1920×1080 pixel), un dato che tra l’altro viene confermato anche dall’ultimo sondaggio Hardware di Steam con una percentuale del 67,06%. Questo non vuol dire che il Full-HD sia la scelta migliore per tutti, anzi, ma non è un caso per esempio che sia la risoluzione ideale per un monitor gaming da 24″ che, come detto sopra invece, è il tipo di display più utilizzato dai giocatori. Ora vedremo perchè.

Una volta scelte le dimensioni del nostro pannello dobbiamo fare attenzione alla risoluzione in quanto influirà su quella che sarà la definizione dell’immagine visualizzata su schermo, nonchè sulle prestazioni del PC (GPU) e, non per ultima, l’usabilità anche in altri ambiti (vedi immagini sgranate e poco definite, oppure testi o icone troppo piccole e illegibili).

A questo proposito un’importante parametro da considerare è la densità dei pixel su un determinato display; quest’ultima viene espressa in PPI (Pixel per Inch o Pixel per Pollice) ed è importante perchè, oltre che con l’hardware, va coniugata con quelle che sono le caratteristiche e le limitazioni dell’occhio umano.

Senza entrare troppo nel dettaglio, visto che esistono diversi studi a proposito, si stima che l’occhio umano in condizioni ottimali sia in grado di apprezzare fino a un massimo di 285 PPI (circa) a una distanza di 60 centimetri; questo valore ovviamente diminuisce all’aumentare della distanza a cui si trova il monitor, mentre, di conseguenza, un valore di PPI più elevato (sempre a 60 cm) sarebbe praticamente superfluo. In linea di massima, per avere immagini ben definite su un monitor PC il valore PPI non dovrebbe essere inferiore a 100, per un massimo di 150 PPI (circa 110 PPI secondo altre scuole di pensiero), oltre questo valore l’eperienza utente potrebbe inziare a non essere ottimale in alcuni ambiti di utilizzo.

Di conseguenza è semplice capire perchè acquistare un monitor gaming da 24″ con risoluzione 4K non abbia molto senso, il valore dei PPI in questo caso è addirittura di 184. Prendendo in esame i tagli di monitor più venduti, in genere per un 24″ la scelta deve ricadere su una risoluzione FHD o al massimo QHD (2560×1440 pixel); i pannelli 24″ FHD si attestano a circa 92 PPI ma sono sostanzialmente i più diffusi perchè sono economici rispetto ai QHD che, formula alla mano, hanno invece una densità di 123 PPI.

I monitor gaming da 30/32″ QHD (2560x1440p con 92 PPI) sono i più gettonati tra i produttori insieme ai modelli 34″ UWQHD, questi ultimi aiutati tra l’altro dai più recenti pannelli curvi che offrono un’esperienza di gioco spesso migliore e, soprattutto, un ottimo compromesso tra l’ampia superficie del pannello e il rapporto tra qualità immagine e risorse richieste al sistema (ricordiamo infatti che 4K 3840x2160p= 8.294.400 Pixel mentre UWQHD 3440x1440p=4.953.000 Pixel). Qualora ce ne fosse bisogno (dopo tutta questa serie di numeri e formule) ribadiamo nuovamente che qualsiasi risoluzione andrete ad adottare dovrà essere sempre proporzionata alla distanza a cui starete dal monitor, fattore altrettanto determinante per garantire un’esperienza utente ottimale.

Abbiamo messo la frequenza di aggiornamento tra le caratteristiche più importanti e ricercate in un monitor gaming, questo è vero ma soprattutto perchè è un parametro che andrà ad influire molto sul costo, soprattutto a parità di dimensione/risoluzione; un monitor 24″ FHD da 60 Hz ha un costo decisamente inferiore ad uno da 144 Hz, risultando ancora più economico se paragonato con un modello top di gamma a 240 o 360 Hz.

La frequenza di aggiornamento (o refresh-rate) si misura in Hertz ed esprime il numero di volte che l’immagine viene aggiornata in un secondo sullo schermo, influendo quindi direttamente sulla fluidità del nostro gameplay. Prima di continuare, facciamo distinzione tra refresh-rate e frame-rate, ricordando che quest’ultimo è riferito al numero di fotogrammi che la vostra GPU riesce a renderizzare per comporre una precisa scena; se avete avuto a che fare con i giochi avrete sentito parlare di FPS (Frame Per Second), ossia il numero di frame che la GPU riesce a renderizzare in un secondo. Come avrete facilmente intuito, refresh-rate e frame-rate sono due parametri diversi che però nel gaming camminano a braccetto.

I monitor “standard” hanno un refesh-rate di 60 Hz ma come detto sopra in commercio esistono modelli che possono arrivare addirittura a 360 Hz. A parità di risoluzione, cercare di passare da una frequenza di aggiornamento di 60 Hz a 120/144 Hz sarà decisivo per quanto riguarda la richiesta di risorse alla GPU. Per fare un esempio, se riuscite a giocare il vostro titolo preferito su un monitor 24″ FHD da 60 Hz a dettagli massimi e 60-70 FPS di picco stabili con una scheda video di qualche anno fa, acquistando un display FHD 24″ da 144 Hz avrete uno scenario identico per quanto riguarda il frame-rate e sostanzialmente non riuscirete a sfruttare a dovere il monitor per via del collo di bottiglia creato dalla vostra GPU. Vale anche il discorso inverso: se avete acquistato una scheda video di ultima generazione capace di offrire un frame-rate di 144 FPS in QHD sul titolo X con dettagli al massimo, il vostro vecchio monitor da 60 Hz non vi permetterà di apprezzare minimante le capacità della nuova GPU.

Un’altra considerazione importante e altamente soggettiva riguarda la tipologia di giocatore a cui appartenete; i gamer professionisti, soprattutto di titoli FPS, riescono ad apprezzare e sfruttare a pieno le potenzialità dei monitor ad alto refresh-rate (144 Hz e superiori), mentre un occhio poco allenato non riesce a trarre beneficio passando da un 60/75 Hz a 120-144 Hz. In linea di massima, soprattutto visto la tecnologia e la potenza di calcolo delle più recenti schede grafiche NVIDIA e AMD, per un occhio non allenato non consigliamo di spingersi comunque oltre un pannello da 75-100 Hz (questo a prescindere da risoluzione e dettagli in game); vista la diffusione che hanno sul mercato, volendo proprio esagerare si può arrivare a 120-144 Hz, ma ribadiamo, non avrete benefici particolari.

Volendo fare alcune considerazioni sugli argomenti trattati, possiamo iniziare dicendo che esagerare nella risoluzione e nella frequenza di aggiornamento non è sempre la scelta migliore, così come del resto abbiamo visto per le dimensioni. Il tempo di risposta, anche se importante, probabilmente non sarà una caratteristica che complicherà più di tanto la nostra scelta del monitor: sappiamo che è un parametro fisso e non andrà ad impattare direttamente sulle prestazioni della GPU, sappiamo infine quali sono i pannelli più reattivi e quindi abbiamo poche e precise scelte.

Discorso diverso per risoluzione e frequenza di aggiornamento che, oltre a incidere in modo importante sul costo del monitor, andranno a influire direttamente sulle prestazioni e sulla nostra esperienza di gioco, legandosi di conseguenza in modo diretto alla piattaforma hardware e in particolare alla GPU.

Rapporto prestazioni/prezzo a parte – che ora analizzeremo – va inoltre considerato che quando c’è troppa discrepanza tra la frequenza di aggiornamento del monitor e il frame-rate della scheda grafica (troppo elevato), durante la fase di gioco si incorre facilmente nel fenomeno del tearing, con artefatti che producono letteralmente un’immagine “strappata”. Per porre rimedio a questa problematica sono state introdotte tecnologie di sincronizzazione come AMD FreeSync e NVIDIA G-Sync, funzionalità legate quindi al refresh che cercheremo però di approfondire nel prossimo appuntamento.

Ipotizzando quindi di stare assemblando una nuova piattaforma, anche i meno esperti avranno intuito che, più saliamo con questi parametri, più dovremo mettere mani al portafogli per acquistare una buona scheda grafica e, di conseguenza, un sistema hardware all’altezza.

Qui torna quindi in ballo il budget che abbiamo a disposizione, fattore determinante a prescidere se stiamo o meno configurando un sistema gaming partendo da zero. Ovviamente nel primo caso abbiamo la possibilità di dimensionare tutte le varie componenti, nel secondo dovremo adattare il nuovo monitor alle nostre esigenze, cercando di trovare il giusto compromesso con quelle che sono le specifiche del PC che abbiamo a disposizione.

In questo scenario le opzioni sono diverse ma possiamo facilmente districarci nella scelta aiutandoci soprattutto con la risoluzione. Partiamo dalla fascia alta e dal tanto ricercato 4K (almeno 32″): escludendo per il momento dal discorso le tecnologie RTX e DLSS di NVIDIA, chi gioca a questa risoluzione di solito non vuole compromessi nei dettagli, quindi un monitor 4K per giocare è da affincare solo a una GPU di ultima generazione in grado di offrire un frame-rate fluido senza intoppi. Quanto alla frequenza di aggiornamento, i 60 Hz ( e quindi 60 FPS) sono attualmente lo standard, anche se esistono in commercio diversi monitor gaming 4K 144 Hz, decisamente costosi e al tempo stesso ancora poco alla portata delle GPU attualmente presenti sul mercato (ovviamente non in tutti i titoli).

I monitor QHD, in particolare i modelli da 27″ di fascia alta medio-alta, rappresentano sicuramente un’opzione ma con delle eccezioni che, nella maggior parte dei casi, non si discostano sostanzialmente dai display 4K. Se infatti sono diverse le schede grafiche attualmente in commercio che garantiscono un gameplay fluido a 1440p e dettagli al massimo, sono ancora pochi i modelli di GPU che possono garantire 144 FPS con queste impostazioni (qualcuna potremmo dire). Detto questo, almeno che non abbiate a disposizione le ultime top di gamma NVIDIA o AMDun display QHD a 144Hz potrebbe non essere una scelta ottimalemeglio optare su un pannello più economico con refresh intorno ai 100/120 Hz. Qui sorge però una problematica, non sono molti i modelli QHD a 100/120 Hz e i prezzi spesso non sono proprio convenienti, costringendo nella maggior parte dei casi a ripiegare su un “comune”, ma comunque non sovradimensionato, pannello a 75 Hz.

Quanto a quelli che sono, dati alla mano, i monitor più diffusi, ossia i Full-HD, i costi per un modello da 144Hz sono ormai piuttosto abbordabili, rendendo quindi la scelta abbastanza semplice e legata più che altro alla cifra che volete spendere e al tipo di pannello che cercate. Chi però non ha intenzione, o la possibilità (causa GPU magari) di giocare in FHD a 144 FPS “maxato”, può comunque ripiegare su una soluzione più economica, magari con pannello a 75 Hz.

Questi ovviamente sono solo alcuni suggerimenti, iniziando a capire come impattano le caratteristiche tecniche sulle prestazioni del monitor, e di conseguenza sul prezzo e sulla nostra esperienza in gioco, la scelta inizierà a essere sempre più semplice e chiara.

Ringrazio hdblog.it per questo bellissimo articolo. Se volete leggere l’articolo per esteso visitate: https://www.hdblog.it/hardware/articoli/n530604/monitor-gaming-guida-acquisto/

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